
Enciclopedia delle Gemme
Alabastro: la pietra della luce soffusa nella storia e nella gioielleria
In breve. «Alabastro» indica due pietre diverse: il gessoso (solfato di calcio, durezza 2) e il calcareo o orientale (carbonato, durezza 3). Quello di Volterra, lavorato in Toscana da millenni, è il primo. È tenerissimo e 🔴 teme l'acqua: il gesso è leggermente solubile, quindi un alabastro lavato si opacizza e con il tempo si corrode. Si pulisce da asciutto, e basta.
L'alabastro è la pietra che traduce la luce. La sua traslucidità — la capacità di lasciar filtrare il chiarore senza mostrare che cosa ci sia dietro — è il motivo per cui l'uomo lo lavora da cinquemila anni, e il motivo per cui ha quasi sempre avuto a che fare con il sacro: finestre di chiese, lampade, vasi funerari.
Due pietre con lo stesso nome
- Alabastro gessoso — solfato di calcio biidrato (CaSO₄·2H₂O), cioè gesso. Durezza 2: si incide con l'unghia. È l'alabastro di Volterra e di quasi tutta la scultura europea.
- Alabastro calcareo, detto anche orientale o egiziano — carbonato di calcio, parente della calcite e del travertino. Durezza 3, spesso con venature e zonature a onda. È l'alabastro dei vasi egizi, e quello che nel commercio dell'arredamento viene chiamato impropriamente «onice».
La differenza si misura in un attimo: il carbonato effervesce a contatto con un acido debole, il gesso no.

Caratteristiche fisiche
- Durezza: 2 (gessoso) o 3 (calcareo) sulla scala Mohs
- Colori: bianco traslucido, crema, giallo miele, rosa, grigio venato
- Trasparenza: traslucido — è la sua qualità distintiva
- Lucentezza: da cerosa a vitrea dopo la lucidatura
- Solubilità: il gesso è leggermente solubile in acqua; il calcareo è attaccato dagli acidi
Volterra, cinquemila anni di mestiere
Gli Etruschi scavavano l'alabastro delle colline volterrane per farne urne cinerarie, scolpite con scene di viaggio verso l'aldilà; la tradizione non si è mai interrotta, e dal Settecento Volterra è il centro europeo della lavorazione artistica. È uno dei pochi materiali in cui la filiera italiana — cava, bottega, intaglio — è rimasta dove è sempre stata.

In gioielleria
Con durezza 2-3 l'alabastro non è una pietra da anello: si riga guardandolo. Funziona bene in ciondoli, spille, orecchini e cammei, dove non subisce urti né sfregamenti, e dà il meglio quando è sottile abbastanza da essere attraversato dalla luce. I cammei in alabastro bianco hanno una lunga tradizione italiana, e si distinguono da quelli in conchiglia per il peso e per il suono sordo.

Come si cura
- Panno morbido e asciutto. 🔴 Niente acqua: il gesso la assorbe e la superficie perde la lucidatura; l'immersione prolungata lo corrode davvero.
- Niente detergenti, niente ultrasuoni, niente vapore.
- Si tiene lontano da fonti di calore e da ambienti umidi.
- Sugli oggetti d'arredo la polvere si toglie con un pennello morbido, non con lo straccio bagnato.
Domande frequenti sull'alabastro
- L'alabastro è una pietra preziosa?
- No: è una pietra ornamentale. Il suo valore sta nella lavorazione e nella traslucidità, non nella rarità o nella durezza.
- Come distinguo l'alabastro dal marmo?
- Dalla durezza e dalla luce: il marmo è molto più duro, non si incide con l'unghia, ed è opaco. L'alabastro, in lastra sottile, lascia passare il chiarore.
- Si può lavare un oggetto in alabastro?
- Meglio di no, soprattutto se è gessoso. Anche una pulizia con panno umido, ripetuta, opacizza la superficie: si usa un panno asciutto o un pennello.
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