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I gioielli nelle città d’arte italiane: tradizioni orafe da Venezia a Genova

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I gioielli nelle città d’arte italiane: tradizioni orafe da Venezia a Genova

GGioielleria Cicala Aprile 10, 2026 8 min di lettura

In breve. Ogni città d'arte italiana ha una sua idea di gioiello: Venezia il vetro di Murano, le murrine e i cammei; Firenze l'oro granulato e lo smalto; Torre del Greco il corallo e la conchiglia incisa; Valenza l'alta oreficeria da laboratorio; Genova il corallo, l'argento cesellato e la filigrana. Questo articolo nasce da un soggiorno di quattro giorni a Venezia dello staff di Cicala, passato più nelle botteghe che nei musei.

Di Venezia si raccontano sempre le stesse cose: i palazzi sull'acqua, le gondole, la luce di novembre sulla laguna. L'oreficeria resta in secondo piano, schiacciata dallo splendore di tutto il resto. Eppure, girando per quattro giorni fra calli e campielli con l'occhio di chi fa questo mestiere, quello che resta impresso sono le vetrine: la quantità di idee, la libertà nell'accostare i colori, la sicurezza tecnica di chi lavora il vetro come altrove si lavora l'oro.

«Si è sempre dato per scontato che Venezia sia la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro.» — Peggy Guggenheim

Da quel viaggio è nata l'idea di mettere in fila le grandi tradizioni orafe italiane, perché capire da dove viene un gioiello aiuta a capire che cosa si sta comprando. Un cammeo di Torre del Greco, una murrina di Murano e un anello uscito da un laboratorio di Valenza raccontano tre storie diverse, e tre modi diversi di spendere bene.

Venezia: quattro giorni dentro le vetrine

Il percorso è stato semplice: poche cose programmate, molte vetrine guardate con calma. Nelle botteghe dietro Rialto e lungo le calli che portano verso l'Accademia si trovano collezioni in vetro e in metallo prezioso lavorate a mano, con mescolanze di sfumature che riprendono i colori della laguna — il verde dell'acqua, l'azzurro del cielo, il rosso delle facciate e delle barche ormeggiate.

Le forme ricorrenti sono quelle del mare: onde e spirali che trattengono pietre e gemme, anelli e collane costruiti attorno a una curva più che a una simmetria. Accanto a queste, però, abbiamo trovato molto diffuso anche un disegno più lineare e sintetico, geometrico, quasi primitivo nelle proporzioni: una direzione che da anni attraversa tutta l'oreficeria contemporanea e che a Venezia trova interpreti convinti.

Murano: il vetro trattato come una gemma

La ragione per cui Venezia ha questa libertà cromatica è storica. Dal 1291 la Serenissima trasferì i forni vetrai sull'isola di Murano — ufficialmente per il rischio di incendi, di fatto per tenere insieme e sotto controllo un sapere che valeva quanto una flotta. Da lì nascono le conterie, le perle a lume, le celebri perle rosetta a più strati di colore che per secoli hanno viaggiato per mezzo mondo come merce di scambio.

Il punto interessante, per chi guarda i gioielli, è che a Murano il vetro non ha mai imitato la gemma di nascosto: l'ha affiancata. Un cabochon di vetro lattimo o avventurina ha una profondità di colore che nessuna pietra dura riesce a dare alla stessa cifra, e i maestri lo sanno da sempre. Non a caso i gioiellieri veneziani del Medioevo e del Rinascimento erano fra i più forniti d'Europa: i commerci con l'Oriente portavano in laguna pietre preziose, oro, perle e ambra, e la città aveva la competenza per lavorarli tutti.

Le murrine: perché non ne esistono due uguali

Le murrine sono l'emblema della lavorazione interamente manuale. La tecnica — vetri di colori diversi fusi insieme in una canna, poi tirata e tagliata a fette sottili perché il disegno compaia in sezione — affonda nel vetro mosaico di età ellenistica e romana, e viene ripresa e rimessa a punto dai maestri muranesi nell'Ottocento studiando i reperti antichi.

Ogni passaggio è a mano, e questo ha una conseguenza concreta per chi compra:

  • due fette tagliate dalla stessa canna non hanno mai lo stesso identico disegno;
  • il colore cambia leggermente da cottura a cottura, perché dipende dagli ossidi e dalla temperatura del forno;
  • lo spessore e la curvatura della fetta decidono come la luce attraversa il pezzo.

Colorate, allegre, portabili a qualsiasi età: le murrine restano uno dei pochi oggetti in cui l'unicità non è una formula pubblicitaria ma una conseguenza tecnica del modo in cui sono fatte.

I cammei veneziani e il gusto barocco

A Venezia abbiamo trovato molti cammei, tornati da tempo nelle vetrine e particolarmente amati da chi segue il vintage e il gioiello antico. I cammei veneziani riprendono il gusto dei palazzi settecenteschi: decorazioni estrose, profili regali, cornici generose. È un linguaggio diverso da quello napoletano, più teatrale e meno classico.

Il cammeo è comunque una delle grandi specialità italiane, e vale la pena sapere come è fatto quello che si sta guardando: inciso a mano su conchiglia o su pietra dura, oppure stampato in resina. La differenza si vede in controluce e si sente al tatto, nel modo in cui gli strati di colore passano dal fondo alla figura. Nelle nostre vetrine i cammei incisi a mano arrivano soprattutto dalla scuola campana, con Cameo Italiano.

Firenze, Torre del Greco, Valenza

Il viaggio veneziano ha senso se lo si mette accanto alle altre capitali orafe italiane, ognuna con un materiale e una scuola.

Firenze è l'oro del Rinascimento. Le botteghe del Ponte Vecchio sono lì dalla fine del Cinquecento, quando Ferdinando I ne scacciò i macellai per sostituirli con orafi e gioiellieri, ma l'Arte dei maestri di pietra e legname e le corporazioni orafe erano già fra le più potenti della città nel Medioevo. Granulazione, niello, smalto champlevé: tecniche che a Firenze sono state perfezionate e insegnate per generazioni.

Torre del Greco, in provincia di Napoli, è la capitale del corallo e del cammeo. Il corallo rosso del Mediterraneo, il Corallium rubrum, arriva qui da secoli per essere pulito, tagliato, tornito e inciso; la Scuola di corallo e cammei, nata alla fine dell'Ottocento, ha formato gran parte dei maestri che ancora oggi lavorano in città. Il cammeo su conchiglia sardonica è la loro firma.

Valenza, in provincia di Alessandria, è il distretto dell'alta oreficeria: nato a metà Ottocento attorno a poche botteghe, oggi è fatto di laboratori piccoli e specialissimi — incassatori, modellisti, polibrillantatori — che lavorano sia a marchio proprio sia per le grandi maison internazionali. È il posto in cui l'artigianato italiano incontra il disegno industriale senza perdere la mano.

Genova: corallo, argento, filigrana

Genova ha avuto nel Medioevo una delle corporazioni di corallari più attive del Mediterraneo: le galee genovesi pescavano il corallo sulle coste nordafricane e sarde, e il vico degli Orefici, nel cuore del centro storico, porta ancora il nome di quel mestiere. Accanto al corallo c'è l'argenteria, con la grande stagione degli argentieri genovesi fra Sei e Settecento e gli oggetti religiosi e domestici in argento cesellato che si vedono nelle chiese e nei musei cittadini. E c'è la filigrana di Campo Ligure, nell'entroterra, dove l'oro e l'argento vengono trafilati in fili sottilissimi e intrecciati a mano.

Noi lavoriamo dentro questa tradizione. La storia nel settore comincia nel 1950 e il negozio di Pegli apre nel 1975; oggi siamo in Via Martiri della Libertà 23-25r, a Pegli, e in Via San Vincenzo 110r, in centro: due negozi completi ed equivalenti, in due zone della città. Il catalogo è diviso fra i due, edizioni limitate comprese: per sapere dove si trova un modello conviene scriverci su WhatsApp dalla pagina contatti e negozi. Riparazioni e revisioni si accettano in entrambi con ricevuta e si lavorano nel nostro laboratorio.

Cosa guardare prima di comprare

Davanti a un gioiello artigianale italiano, che venga da una calle veneziana o da un laboratorio di Valenza, le cose da controllare sono sempre le stesse. Il metallo deve portare i punzoni: il titolo (750 per l'oro 18 kt, 925 per l'argento) e il marchio di identificazione del fabbricante, quel numero dentro il rombo seguito dalla sigla della provincia che dice chi l'ha prodotto e dove — un argomento che abbiamo trattato per esteso parlando di come si leggono i due punzoni.

Per il vetro e il corallo non esistono punzoni: conta la descrizione scritta. Deve dire se il corallo è naturale o ricostituito, se il cammeo è inciso a mano o stampato, se la perla di vetro è lavorata a lume o prodotta a stampo. Chi vende sa rispondere senza esitare; se la risposta è vaga, è un'informazione anche quella.

Domande frequenti sulle tradizioni orafe italiane

Che differenza c'è tra una perla di Murano e una murrina?
La perla a lume si forma avvolgendo il vetro fuso attorno a un sottile mandrino, davanti alla fiamma. La murrina è invece una fetta tagliata da una canna di vetro composta da strati colorati: il disegno compare in sezione ed è diverso in ogni fetta.
Il corallo rosso del Mediterraneo si può ancora acquistare?
Sì, ma è una materia prima regolamentata e sempre più rara, raccolta sotto quota e con limiti precisi. Per questo è normale trovare anche corallo di altre provenienze o ricostituito: deve però essere dichiarato chiaramente nella scheda del gioiello.
Come capisco se un cammeo è inciso a mano?
Guardalo in controluce: nella conchiglia incisa gli strati di colore passano con gradualità e il rilievo ha spessori irregolari, segno della sgorbia. Le versioni stampate hanno bordi uniformi, superficie piatta e peso diverso al tatto.
Dove trovo a Genova gioielli di queste tradizioni?
Nei nostri due negozi: Via San Vincenzo 110r, in centro, e Via Martiri della Libertà 23-25r, a Pegli. Essendo il catalogo diviso fra le due sedi, se cerchi un modello preciso scrivici prima su WhatsApp: ti diciamo in quale negozio si trova, e se non c'è lo riordiniamo.

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Scritto da

Gioielleria Cicala

Curiamo guide, approfondimenti e consigli su gioielli e orologeria con la stessa attenzione che mettiamo in negozio dal 1950. Cicala Gioiellerie è a Genova, in Via Martiri della Libertà 23-25r.